... e incursioni di Sbronzolo...
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venerdì 12 aprile 2013

"Un filoncino, per piacere" - cap. 2


Letteralmente mi lancia sul letto. Cado su un mucchio di cuscini sparpagliati: alcuni lungo la testata, altri sul bordo del letto altri in centro. Mi ritrovo a cavallo di un cuscino lungo ed alto. Faccio per spostarlo facendo perno su un piede e afferrandone un angolo per sfilarlo da sotto di me.
“Ferma!”
Luca si protende verso il letto, afferrando le caviglie apre e solleva le mie gambe. Nell’operazione il mio sedere scivola sul cuscino e ci si trova in mezzo e lui si piazza lì, a fallo eretto, in ginocchio sul letto, davanti al mio sesso aperto sollevato dal cuscino.
“Ora sei perfetta… come quei vassoi di dolci della pasticceria dove viene voglia di affondare per godersi tutta la crema”
Con un movimento fluido e deciso mi solleva il bacino tirando le caviglie verso l’alto e inclinandosi un po’ in avanti mi infilza con il suo sesso eretto. Un sospiro. Un lungo e profondo sospiro mi esce dalle labbra a sentirmi di nuovo riempita dalla sua possanza.

mercoledì 10 aprile 2013

Haiku - 7

pur di averti
donerei l'anima
annullandomi...



sottomettimi!
fai di me la tua schiava,
dominami!



...mio Amore,
amami intensamente...
sono tua da sempre.

mercoledì 3 aprile 2013

Haiku - 6




cupo è il cielo
nuvole rincorrono
pensieri bui



sabbia bagnata...
dita intirizzite
scaldano pelle



brividi soavi
percorrono il corpo...
mi sento viva!


martedì 19 marzo 2013

Haiku - 5

sfrega la mano
guardando corpi nudi
onanista io




puoi farti spazio
attendo un contatto
scopami forte



sento te in me
il tuo corpo nel mio
anime fuse

lunedì 18 marzo 2013

"Un filoncino, per piacere"


Sono proprio di cattivo umore stamattina. Mi ci vorrebbe un qualcosa per tirarmi su... Un dolcetto, un pasticcino, della cioccolata…
Col solito passo spedito e distratto entro come una folata di vento in panificio, come tutte le mattine.
"Un filoncino, per piacere" dico senza nemmeno guardare chi c’è dietro al banco, ho solo visto che non c’erano corpi prima di me, quindi è il mio turno, “e ancheeeee…… un krapfen alla cioccolata!” aggiungo con gli occhi fissi sulla vetrina dei dolciumi. Che poi dico sempre che questo sarà l’ultimo krapfen alla cioccolata, ma quando sono di quest’umore è l’unica cosa che mi tira su.
“Abitudine o necessità impellente?” la voce non è quella della solita commessa: è una voce maschile, calda e sonora. Tiro su lo sguardo e incontro due occhi marroni profondi e intensi con ciglia lunghe e nere, che mi fissano. Per una frazione di secondo mi dimentico completamente del mondo attorno e anche del cattivo umore. Mi perdo in questi occhi sorridenti che si sono incollati ai miei. Sento un brivido.
“Vedo che hai conosciuto Luca. E’ il nuovo commesso, sostituisce Marta che è andata in maternità.” Dice Claudia, la titolare del panificio. Ho un sospetto… Gli appoggia una mano sulla spalla e strizzandogli l’occhio mi dice “Sai, l’ho preso per incrementare le vendite della pasticceria, le donne non sanno resistere a uno sguardo come il suo… avrò il panificio pieno!”
Luca allarga un sorriso smagliante seppur imperfetto. Il viso non è giovane, è segnato, anche se non si capisce se dall’età o dalla vita. Ma ha un certo non so che… difficile da interpretare, un fascino, qualcosa… unico nella sua imperfezione, ma perfetto così com’è.

martedì 12 marzo 2013

Guardo le tue donne.


Guardo le tue donne.
Da sempre, da tanto.
All’inizio non capivo. Non capivo te, non capivo loro. Non capivo cosa ti davano, cosa ricevevano.
Così stavo lontana. E sbirciavo. Poi ti sentivo commentare. Ci incrociavamo ogni tanto, frequentavamo gli stessi posti. E ti ascoltavo. Di nascosto, nell’ombra. Ascoltavo e bevevo le tue parole. Ed ero ancora più confusa.
Non ti capivo. Non riuscivo a mettere insieme quell’immagine di te da solo con quelle tue parole, con l’immagine di te con le tue donne. Stridevano. Era come se tu fossi due persone.
Poi… poi un giorno hai rivolto la parola a me. Sono rimasta così stupita che al primo momento non sapevo cosa dire. Ma non volevo perdere l’occasione. Dovevo, volevo trovare il modo di colpirti, di farmi apprezzare, di guadagnare la tua attenzione.
Nemmeno ricordo cosa dissi. Però ho ottenuto quello che volevo.
Abbiamo iniziato a incontrarci con maggiore frequenza. Ci siamo fermati a parlare di noi, di quello che facciamo, di quello che ci piace, di come viviamo, di cosa vorremmo, di cosa ci delude, di cosa ci fa piacere, di cosa ci ha ferito e di cosa ci potrebbe guarire… Ci siamo aperti insomma. E ci siamo avvicinati. Tanto. Forse troppo.
Ma ormai era fatta.
Lì ho iniziato a capire le tue donne, a metterle in relazione con te, a capire cosa ti davano, e avevano senso. Loro e le tue parole. Avevano senso. Erano perfette.
Poi il fuoco ci ha circondato. Ci ha riempito. Ci ha fatto crescere. E’ divampato senza controllo.
Non potevamo più resistergli.
Siamo finiti uno nelle braccia dell’altro. Le nostre anime si sono fuse. I nostri corpi si sono fusi, incastrati. Un incastro perfetto. Incredibilmente perfetto.
Abbiamo vissuto dei momenti intensi, in cui ci siamo sentiti vivi, in cui siamo rinati.
… forse per la prima volta…
… forse per l’ultima volta…
… forse solo io…
Ma abbiamo dovuto smettere di vederci.
Mi sono risvegliata in una realtà diversa. In cui tu non potevi entrare. In cui io dovevo essere un’altra. Non più la donna che sono stata con te. Un’altra me, più triste, più normale, più terrena.
Il mio mondo è diventato piccolo e buio. Grigio e opaco.
Abbiamo continuato ad incontrarci nei posti che frequentiamo. Ma abbiamo cercato di stare lontani, perché ogni parola detta, ogni sospiro, ci faceva male. Un male indicibile, insormontabile.
Risolvibile solo con un cambio drastico che avrebbe fatto crollare completamente la vita di uno di noi. La mia.
Non potevo.
Ho iniziato a non capire più le tue donne. A non vedere più il nesso. Perché non hai mai smesso di circondarti delle tue donne, in realtà. E’ una parte bella di te, la tua coerenza. Ma io non ti capivo più.
Non vedo più. Continuo a guardarti quando ti incrocio, ma ora è come se guardassi qualcuno che non conosco. Eppure tu sei coerente con te stesso.
Evidentemente sono io che non sono più la stessa, che sono cambiata.
O forse lo stare con te mi aveva cambiata, mi aveva reso libera. Mentre ora… ora ti guardo da lontano, dalla mia gabbia… e stento anche a riconoscere la me che sono stata.
Perché sono stata bene, sono stata viva, sono stata libera.
Però per quanto dolorosa la risoluzione… non c’era alternativa.
Essere la me che sono stata con te è stato meraviglioso. Stare con te è stato meraviglioso.
Per questo continuo a guardare le tue donne,  per ricordarmi del tempo in cui anch’io ero una di loro.

giovedì 7 marzo 2013

Haiku - 4


brama intensa
turbolenti pensieri
voglia umida



vestiti lievi
primavera che sboccia
seni morbidi



fodero caldo
un morbido abbraccio
lascivo moto