... e incursioni di Sbronzolo...
...

lunedì 15 gennaio 2018

Otto e trenta

I was wondering where you went...
Le prime parole che mi dice quando mi vede. Nessun "ciao come stai", nessun "ti vedo bene", nessun "mi sei mancata"... e sono passati 3 mesi...

E con la frase un gesto: un dito che mi indica, fa un volo in aria come lo svolazzo di una bacchetta magica che si completa in alto a destra. Il nostro segno per "cosa ci fai con quei vestiti addosso? togli tutto!".
Solo che siamo in pubblico. Siamo al bancone di un bar. Un incontro fortuito e casuale e fortunato... e io non so e non posso resistere a quel gesto. E lui lo sa. Sa benissimo che qualunque cosa mi dica o mi chieda io la eseguo,  sono tenuta ad eseguirla, non posso non farlo... è nella mia natura... la mia natura di sottomessa, la mia natura... quella per cui lui mi ha scelta... quella per cui mi sono allontanata...
Lo fisso negli occhi, lo sfido e subito abbasso lo sguardo alla camicetta mentre porto la mano al primo bottone. Lo apro. Non mi ferma. Alzo il mento, vado al secondo. Lo apro. Si intravede il reggiseno. Raddrizzo la schiena. Apro il terzo bottone. La curva tra i seni è completamente esposta. Il mio balconcino fa il suo dovere e mi offre generosamente allo sguardo compiaciuto del mio Padrone... no, non è più il mio Padrone. Lo guardo negli occhi. La mano scende al prossimo bottone.
"Otto e trenta!"
Si gira e se ne va. Respiro di nuovo.
Richiudo il terzo, prendo il mio Merlot, guardo il barista attonito che ha assistito a tutta la scena "Lo offri tu per lo spettacolo, questo, vero?" mi giro e torno dalle amiche iniziando a sentire il conto alla rovescia in corso nei miei slip...

mercoledì 6 dicembre 2017

Alla stazione

Fuori dal finestrino i campi corrono veloci. Erano secoli che non salivo su un treno e ora sembra tutto nuovo.
Giardini sfilano in una sequenza accelerata "Chissà se il terreno vicino alla linea costa meno?!?" E la mia mente corre.
Non sono lontana. Sto arrivando. L'emozione e l'eccitazione crescono. Presto ti rivedrò, presto mi infilerò nel tuo abbraccio, presto mi perderò nel tuo profumo.
Già so che le tue mani si infileranno sotto il mio piumino, che cercheranno la schiena, la pelle nuda sotto la maglia... e non ne vedo l'ora.
Sento l'aspettativa che cresce. Sento lo stomaco che si stringe. Sento le ginocchia che si ammorbidiscono. La mia intimità che si liquefa...

Il treno rallenta. Guardo fuori. Sei lì. Sulla banchina ad aspettarmi. Composto nel tuo cappotto nero. Le mani in tasca. Guardi dritto avanti. Mi appresto alla porta con il trolley in mano e quando il treno si ferma sono immediatamente in equilibrio sul predellino.
Mi avvicino. Non mi guardi. Il mio sorriso ha ormai invaso tutto il viso e mi fermo esattamente davanti a te. Mi guardi fisso. Occhi negli occhi. Hai uno sguardo come non avevo mai visto: brillante e spudorato, voglioso e carico di aspettativa. Il tuo sorriso si apre in un attimo, le mani vanno alle guance. Mi tieni ferma. "Non resistevo un altro minuto" sussurri.
Leggere le tue labbra sfiorano le mie, senza pesare, senza premere, senza esigere. Un fiore sulla mia pelle, baci gli angoli della bocca.
"Voglio tenere tutto per dopo, ti ho aspettato a lungo, ora voglio gustarti con calma"
Lasci cadere le braccia e mi prendi per mano. Ti giri e a passi lenti e lunghi mi trascini verso l'esterno della stazione...
Lo ammetto... non so se sono delusa o entusiasta: il tuo "gustarti con calma" è più carico di promesse di quanto possano immaginare le mie aspettative.
Non vedevo l'ora di essere di nuovo qui!

mercoledì 7 settembre 2016

Poi non dire che non ti avevo avvertito - II parte

In realtà però ha ragione T. Faccio proprio schifo a fare pompini.
Quella volta col professore... mi viene da ridere se ci penso. O da piangere, non so.
Schiacciata sul muro, il suo corpo contro il mio. Una sua mano sotto la gonna a rovistare nella mia figa. Le sue labbra contro le mie. L'altra mano sul mio collo a soffocarmi leggermente. Stacca le labbra e con la mano sul collo mi spinge giù, per farmi arrivare a livello del suo inguine.
"E ora datti da fare!" aveva detto.
Era quello che mi aspettavo in realtà. Quindi mi ero preparata. Sapevo cosa fare. Ero convinta che non avrei fallito.
Mi sono inumidita le labbra, ho ammorbidito la lingua e ho iniziato a introdurre il suo membro nella mia bocca. Poi mi sono impegnata: ho succhiato, ho tirato, ho spinto, mi aiutavo con la mano, ho accarezzato la pelle, ho spinto il suo corpo contro la mia bocca... e niente, di colpo si è staccato dicendo "Ma non l'hai mai fatto???"
E lì mi sono detta, "son fregata, nessuna possibilità di diventare assistente".
Sono arrossita e ho risposto "ehm... a dire il vero l'ho già fatto, ma c'è qualcosa nella procedura che mi sfugge..."
Si è messo a ridere. "Solo tu puoi chiamarla procedura!!! Dai, alzati. Piegati sulla scrivania e tira su la gonna! Tanto sei la persona perfetta per farmi da assistente e questa tua offerta la accetto volentieri anche se sarà la prima ed unica volta. Non sono interessato a favori sessuali ma ora mi hai fatto eccitare..."

martedì 6 settembre 2016

Poi non dire che non ti avevo avvertito

... queste le parole che mi aleggiavano nel cervello, come un eco.
Erano le parole che mi aveva detto la mia amica T quando le avevo raccontato tutto e quali erano le mie intenzioni.
Che poi intenzioni è una parola grossa... era un'idea, mica un documento programmatico.
Insomma. C'è questo tipo che incontro tutte le mattine andando all'università ... stupendo. Un vichingo. Esattamente quello che desidero, un uomo grande che possa prendermi, alzarmi, avvolgermi...
Quando lo vedo la mente parte. Nemmeno mi vede, ha sempre le cuffiette e quel broncio sexy che solo certi possono avere. I capelli lunghi castani bloccati in una coda. La tuta nera. Corre. So perfettamente dove va: tra la fermata della metro e l'università c'è la palestra, lui va lì, a scolpire i muscoli.
"Domani mi iscrivo" lo dico ogni volta che lo vedo. Ma no, la pigrizia poi ha la meglio, anche perché all'orario in cui lo incrocio io vado a lezione. Tutti i giorni. Che i prof le assistenti le sfruttano, quindi ogni mattina sono lì davanti a questi ragazzi di poco più giovani di me a snocciolare nozioni e fare esercizi. Pensando che di esercizi ne voglio fare, sì, ma di un altro tipo...
"Domani mi do malata, vado in palestra e, caschi il mondo, gli salto addosso" questo era il mio documento programmatico.
Non sono molto brava a pianificare le cose.
"Non fare cazzate. Lo so che sei capace di farlo sul serio, ma non sai chi è, cosa fa, che tipo è, se magari... Chennesò... magari è un prepotente o un maniaco... facci amicizia prima..." mi ammonisce T
"Per cosa? Non voglio sposarlo, voglio capire cosa si prova con un omone così!"
"Sei un'incoscente, lo sai, vero? Potrebbe anche farti qualcosa che ti non vorresti... Ma che parlo a fare che tanto so che farai di testa tua, come sempre, come quella volta che ti sei tolta gli slip per andare a parlare col prof e lui ti ha infilato una mano sotto la gonna e schiacciata al muro !"
"Però è servito! Ora sono la sua assistente, faccio lezione, faccio esperienza e prendo anche lo stipendio!"
"Si, e una volta al mese gli fai un pompino..."
"Ti ho già detto che non lo faccio! Perché continui a prendermi in giro??? È successo solo quella prima volta! Poi abbiamo deciso che avrei lavorato ma non mi sarei più prestata!"
"Seee... se è così vuol dire che i tuoi pompini fanno schifo!  Ad ogni modo, al solito, fai come vuoi. Ma poi non dire che non ti avevo avvertito!"
Già... lei mi aveva avvertita...

lunedì 12 ottobre 2015

... nudo...

Nudo davanti a me.

Non in senso fisico, no… quello non più… nell’anima. Nudo nell’anima.

Mi racconti finalmente molte cose che ti stavi tenendo dentro. Molte cose che ignoravo. Molte cose che forse, tutto sommato non volevo sentire.

Ogni parola, ogni tuo pensiero è un dardo infuocato diretto al mio cuore. Dritto e cocente a distruggere una parte di me.

Sono venuta come amica, con il mio fardello di amore ben impacchettato e messo da parte. Perché di questo avevi bisogno, di me come amica, come confidente, come supporto. E qui sono. Con il mio animo già ferito dai discorsi della settimana scorsa. Dalla rivelazione che tutte le mie aspettative erano solo un castello di carte che tu con un soffio hai distrutto. È per un’altra che sei come sei, così più allegro, così più sereno, così più tranquillo. È un’altra che ti fa sentire bene e in pace. E dicevi che quando stai con me sei in pace. È un’altra che ti fa sentire protetto. E dicevi che quando stai con me sei al sicuro.

È di un’altra che sei innamorato.

E io credevo di essere io la causa del tuo benessere… ne ero convinta… ne ero sicura… me ne avevi dato tutti i segnali… finché… “lei ha detto che vuole provarci”. E a me è crollata la terra sotto i piedi. Ignara di  tutto. E poi stasera mi dici che è più di un anno che c’è lei. Più di un anno??? Ma tu ti rendi conto che io ero qui, che hai continuato ad illudermi e a farmi credere che ci sarebbe stato un futuro per noi? “… io… non ho mai voluto illuderti…” mi hai detto. Però lo hai fatto. E io sto male. Tanto male.

Però stasera sono qui. Avevi bisogno di me, io l’ho capito e sono qui. A farmi male. A sentirti che parli di lei, di come lei si sta comportando, a chiederti se è possibile reagire come sta facendo lei… e un sorriso mi affiora alle labbra… un sorriso amaro, che sa di lacrime, che sa di ferita ancora più profonda, che sa di dolore.

“Forse non te ne accorgi, ma lei si sta comportando con te come tu hai fatto con me. Tu la ami e lei non è sicura. È esattamente la stessa situazione che c’era tra noi…”

“No, è diverso, è un’altra cosa.”

Si, certo. Perché adesso a soffrire sei tu. Ora è diverso.

Me ne vado con il mio cuore stracciato. Quel cuore che ti avevo affidato e che tu, preso tra le mani avevi detto “non ti preoccupare, io ne avrò cura.” Già…

giovedì 6 agosto 2015

... un amante...

Avevo un amante.
L'ho cercato e l'ho voluto fortemente. Lo desideravo. Per un motivo specifico. Per una soddisfazione di un bisogno specifico.
Abbiamo passato un periodo intenso. Ci siamo legati. Fisicamente, come è ovvio, ed emotivamente.

E' stato un turbine. Cose successe, cose fatte. Emozioni forti. Emozioni belle ed emozioni brutte. Molto brutte.
E sentirsi male dentro per qualcosa che è successo. Per qualcosa che si è fatto.

Tante solo le cose che accadono quando ti lasci trasportare. Tante...

Alti e bassi abbiamo vissuto. Il palesamento di un mio sentimento. Il muro di gomma alle domande. Un distacco. Un ritorno. Un desiderio.

E ora? ora chissà.



(direttamente dall'altro blog...)

giovedì 25 settembre 2014

Haiku - 16


Tuoni nel cielo
sconquassano l'anima
mancanza di te.





La rabbia sale
"ti voglio bene, lo sai"
parole vuote.




Serve silenzio
per immergermi in me
... e guarire da te


(lo so, l'ultimo eccede di una sillaba... ma così, con quella e è più bello!)

giovedì 31 luglio 2014

Pensavo succedesse solo nei film... (prima parte)

Già, incredibile... che succeda a me, poi!!!
beh, insomma...
Sabato sono andata al matrimonio di un amico. Un buon amico. Fuori città.
Conoscevo poca gente, perché lui è di fuori e la maggior parte degli invitati erano amici e parenti del suo paese d'origine. Ci saranno state, mah, sei persone che conoscevo, e con due di loro non avevo intenzione di avere nulla a che fare.
Quindi mi ha messo in un tavolo pieno di cugini e amici con la sicurezza che in mezzo alle persone che non conosco dò il mio meglio.
Già, perché quando non conosco nessuno, mi lascio andare delle mie timidezze, delle mie inibizioni, tolgo la maschera e divento simpatica e divertente e rumorosa.
Un bel tavolo rotondo. Una decina di persone, gran parte maschi della mia età, simpatici e piacevoli. E devo dire qualcuno decisamente molto piacente.
Si chiacchiera amabilmente, si scherza sugli sposi. Mi rivelano cose del mio amico che ancora non conosco. E poi il cibo.
"Certo che è bello vederti mangiare!" dice uno di fronte a me, dall'altro lato del tavolo, nel trambusto attorno a noi. La voce non è forte, ma parla guardandomi negli occhi ed è chiaro che lo sta dicendo a me.

martedì 13 maggio 2014

Rosa, Rosae, Rosae... era così???

"dai... mi manchi.... vieni a trovarmi!"
Le amiche di lungo corso... Puoi fare quello che vuoi, ma prima o poi ci si rivede, ci si re-incontra, ed è tutto come prima.
Con Giovanna è stato così. Ci siamo trovate grazie a Facebook dopo esserci perse da milioni di anni, ed è stato come se quei milioni di anni fossero passati in un respiro, come se il mio ultimo "Ciao Giovi, ci vediamo alle prossime vacanze" fosse stato veramente pronunciato solo ieri. Invece...
Quelle vacanze non ci sono state. Le famiglie hanno deciso diversamente. E noi ci siamo perse.
Potenza dei social network!
Sono su un aereo diretto a Roma. Mi verrà a prendere a Fiumicino. Spero di non sbagliare uscita come mi è invece capitato l'ultima volta che sono stata qui. Ho girato per mezz'ora all'interno dell'aeroporto senza capire dov'ero e senza trovare chi mi aspettava!
Giò si è trasferita nella capitale per lavoro, come tanta altra gente. E' contenta, ma non è proprio come a casa. Durante il tragitto verso casa sua parla e parla. E io seguo e poi blatero senza sosta. Quando ci vediamo siamo come le ruote dei mulini: senza posa, senza tregua, parliamo in continuazione, ridendo come ragazzine e muovendoci come se avessimo l'argento addosso.
Che bello tornare adolescenti!
Giovanna ha un bell'appartamento, confortevole quanto basta per sentirsi al sicuro, arredato quanto basta per sembrare casa. C'è anche la camera degli ospiti, ma per questo weekend dormiremo insieme. Il nostro primo pigiama party!!!
"Domani ti porto in giro per la città. Poi la sera ti presento un gruppo di amici... sono simpatici. Ci divertiremo!" questa la sua buonanotte.

mercoledì 30 aprile 2014

Stento a riconoscermi.

Stento a riconoscermi.
Mi guardo allo specchio: capelli arruffati, occhi cerchiati, rossetto sbavato, segni di dita sul seno, una traccia umida sulla pancia. Il segno del piacere. Non mio.
Già… avevo bisogno di una distrazione,  ma francamente non era questo quello a cui avevo pensato. Una lei-lui… no, cioè… nemmeno so come si definisce… una lesbica che si comporta come un uomo. E pure prepotente.
Oggi era stata una brutta giornata in ufficio. Pesante, impegnativa, cruda. Così prima di andare a casa mi sono scelta un bar e ho optato per un bicchiere di smemorello. Insomma, ho lasciato scegliere al barista cosa facesse al caso mio.
“Brutta giornata?” chiede lui. La mia faccia evidentemente parlava da sola.
“Si, fammi dimenticare. Dammi qualcosa che mi stordisca e mi tiri su…”
Nemmeno mi sono accorta che il bar era pieno. Ragazzini universitari che per sentirsi grandi si fanno di Aperol Spriz come se fosse acqua. E per fortuna che è vietato fumare, altrimenti sarebbero come ciminiere. E sono rumorosi. Perfetto per la mia fine giornata!
“Scusa!” un ragazzotto brufoloso mi guarda dopo avermi dato uno spintone “Ops…Scusi…” e si allontana sogghignando.
Già, sono vecchia… anche i vecchi hanno bisogno di staccare. Che poi tu, da cosa stacchi?!? Dai brufoli???
In quella, torna il barista con un bicchiere enorme con dentro un liquido dello stesso colore del Coccolino.
“E’ per me quella cosa???”
“Vedrai che ti farà bene!” e dagli con sto TU. Ho 40 anni!!! Non sono una ragazzina come ‘sti qua e vorrei ogni tanto che mi si desse un po’ di credito! Cazzarola! Ho anche un posto di prestigio in azienda!
Grugnisco pensando a tutto questo e odoro il detersivo… ha un buon profumo di cocco e di spiaggia… già così mi porta via. Bah… proviamo…
“Poi dimmi com’è…”
Giro gli occhi da sopra il bordo del bicchiere e vedo due occhi verdi che mi guardano.

martedì 15 aprile 2014

Luce

"La luce è perfetta qui!" dici sorridente da dietro l'obiettivo della macchina.
Rido di gusto e mi allungo un po', allargo le braccia in un gesto che chiama, inclino la testa e tu scatti.
"Muoviti!" suggerisci con un trillo.
Inclino la schiena indietro, scuoto la testa a muovere la mia cascata di ricci, porto le mani in alto piroettando e volgendoti la schiena. La curva delle spalle scende ripida, il mio corpo forma una C dalla punta delle mani alla punta dei piedi, con il culo che sporge un po', ma una bella C...
"Sei splendida! Vienimi incontro, ora!"
Giro solo la testa, e ti guardo da sopra la spalla. Continuo a sentire i tuoi click click click e fingo che siano una musica su cui danzare.
Mi avvolgo su me stessa volgendomi verso di te, inclino la testa in avanti e faccio un paio di passi. Alzo il viso e scendo, a quattrozampe.
"Si, dio!, così... dai... verso di me..."
Ancheggiando provocante e sinuosa mi avvicino, ti guardo dritto negli occhi attraverso l'obiettivo della macchina. Sorrido e vedi il lampo nei miei occhi.
Mi sollevo. Sempre in ginocchio, gambe leggermente larghe, corpo dritto, braccia al cielo, viso rivolto in su. click click click.
Mani sui seni. A coprire. Ti guardo languida e chiudo le gambe pudica.
Poi stringo le dita a far scoppiare la pelle strizzata, le ciocche di capelli negli occhi. Le gambe che si allargano, il corpo che scende. Una goccia sul pavimento.
"... Oh..." click, click, click... sei senza fiato.
Il mio sguardo fosco non cela più l'eccitazione che mi ha provocato la tua idea della sessione fotografica. La voglia è ormai cresciuta. E' palpabile. E' liquida. Lì, in quella goccia sul pavimento. Che raggiungo con un dito... e mi porto alle labbra.
click click click
La mano scende. Va al mio sesso.
"Metti il cavalletto e l'autoscatto, tesoro... non posso fare da sola..."

giovedì 20 marzo 2014

... voglia...

ho voglia di farlo sulla spiaggia
ho voglia di sentire la sabbia tra le dita dei piedi
ho voglia di essere all'aperto, con te
ho voglia di sentire il rumore del mare, e seguire il suo tempo
ho voglia della desolazione di una spiaggia deserta fuori stagione
una di quelle spiagge che d'estate sono un brulicare di lucertole
una di quelle spiagge dove d'inverno puoi camminare per ore senza incontrare nessuno
una di quelle spiagge dove d'estate i ragazzi di sera si imboscano tra gli ombrelloni per rubarsi le prime esperienze
una di quelle spiagge che ti fanno sentire bene

ho voglia di farlo al sole
ho voglia di farlo nuda
ho voglia di sentire l'odore della salsedine
di avere la sabbia tra i capelli perché mi hai preso con tanto impeto che non sono nemmeno riuscita a mettere giù l'asciugamano

ho voglia di farlo...

mercoledì 19 marzo 2014

odore

mi manca il tuo odore
quello che mi restava sulla pelle
quello che mi restava sulle labbra
quello che emanava dal mio corpo

mi manca il tuo odore
quello che annusavo al primo abbraccio
quello che avevi dopo un amplesso
quello che sentivo ancora dopo ore, inebriata di te

mi manca il tuo odore
quello che diceva che ero tua
quello che diceva che eri mio
quello che ora vorrei sentire...

lunedì 10 marzo 2014

... e poi torniamo a vivere... (parte 2)

“si, farti mangiare…” dice mà.
Sono sempre più perplessa. Ok, ho sentito di cene servite da personale più o meno discinto. E ho anche sentito di cene servite usando persone come piatti (beh, l’ho pure visto in Sex and the City… e Sam era strafiga in quella scena!!!) ma come pietanza…
Leggono la mia perplessità.
“mà, forse è il caso che le spieghi meglio… sarebbe brutto perderla, guarda che corpicino!!!” dice il ragazzone dandomi una pacca sul culo.
“ehi! sono contraria ai rapporti troppo stretti con i datori di lavoro!”
Ridono. Di gusto. Ma non era una battuta. Ho già perso un posto a causa di sguardi troppo penetranti che si sono trasformati in penetrazioni di altro tipo… mannaggia… ed era un posto ben pagato… certo c’è da dire che il capo ne valeva la pena: un corpo da sballo che sapeva usare in modo egregio!
“mmmm…” pensa, mà pensa… “la mia idea è di preparare un cibo particolare… si tratta di una pasta che si accordi con il gusto di chi la serve…”
Uddiu… mi sta sorgendo un dubbio su dove vuole andare a parare questa.

mercoledì 26 febbraio 2014

... e poi torniamo a vivere... (prima parte)


La mia immaginazione a volte è più fervida di quanto io stessa creda. Così mi sono trovata a vivere qualcosa che mi sembrava banale. Già... se ne sentono talmente tante... e se ne leggono ancora di più!
Che io di cose (cosacce a dire il vero) ne leggo tante. In fin dei conti cos'altro ho da fare?!?
Come tanti giovani della mia generazione non ho un lavoro e non studio. Non che io non ne abbia voglia, solo che studiare ormai non serve più, ho la laurea, pardon, il magisterium dato che mi sono fatta quel cazzo di 3+2 del tutto inutile. E di lavoro non ce n'è. Siccome non ho spintarelle, bustarelle, raccomandazioncelle non mi resta che starmene a casa o in un bar ad aspettare e ammazzare il tempo e lo ammazzo leggendo le cosacce che si trovano online.
Certo, ufficialmente compilo cv, cerco lavoro, rispondo a tutti gli annunci che trovo. E lo faccio sul serio, eh! solo che dopo un'oretta non è che rimanga molto da fare...
Così, per non dare pensiero alla mamma resto in giro.
Se posso mi imbuco in qualche biblioteca con il mio pc, oppure in qualche caffè. Ma se il tempo è bello come in quest'ultimo periodo prendo il mio scooter e vado a fare un giro o a trovarmi un posto dove bighellonare.
Beh... gironzolando in collina per strade che non conoscevo sono stata colta da un'epifania: il panorama più bello mai visto prima. Ho fermato lo scooter, mi sono tolta il casco e mi sono messa sul ciglio a guardare lontano, assorbendo la meraviglia della natura che mi circondava.
Lì in piedi, con la bocca semi aperta non so quanto tempo ci sono stata, ma dovevo essere completamente assorta perché non mi sono nemmeno accorta che qualcuno si fosse fermato dietro di me.

giovedì 23 gennaio 2014

... sto... per...


...stringo forte le gambe, contraendo i muscoli delle cosce, per godermi fino all'ultimo quella sensazione, per trattenere l'ultimo spasmo di quest'orgasmo...
la lingua ancora appoggiata all'angolo della bocca leggermente aperta, il respiro rotto.
il seno che si alza ritmicamente... sento che sto rallentando...
"no, non chiuderti... apri le gambe"
la tua mano sul mio ginocchio, dolcemente mi apri le gambe.
dalla fessura degli occhi ti vedo: in ginocchio davanti a me, il sesso eretto, ti sei goduto lo spettacolo da vicino.
"toccati" mi avevi detto. e io l'ho fatto. mi sono messa davanti a te e ho stropicciato il mio clitoride fino ad esplodere per te.

mercoledì 22 gennaio 2014

domani


... poi le chiesero se era d'accordo...
silenzio
silenzio
silenzio
"ammetto che...
.... mmmm ...... no... a dire il vero .... non so...
             .... mi state chiedendo qualcosa che sì, ok, lo ammetto...
... mi stuzzica...
... tanto mi stuzzica...
però... non so... non credo di avere il coraggio....
la mia vita, le mie scelte, il mio modo di pensare fino ad ora sono sempre stati "imbrigliati" in schemi che ai vostri occhi possono essere... scontati... sono normali schemi mentali...
... si...
... banali...
... bloccanti...
... limitanti...
... in fin dei conti...
beh... perché non dovrei... non so...
... lasciarmi andare...
... lasciar fluire...
... vivere più intensamente...
... non so..."


"non penserai che ti lasciamo molto tempo per pensarci, vero?!?"
"un po'... per favore... io..."
"ci ringrazierai, dopo. sappilo..."
"lo so... però... gli schemi di una vita... romperli..."

"domani, non più tardi di domani. avrai nostre notizie"

"si... domani... domani saprò rispondere"


lunedì 20 gennaio 2014

Delusioni

Nel vuoto più assoluto
Rendersi conto dell'assenza
Il disinteresse pregnante
Il silenzio assoluto
Nelle parole senza significato.
Chiedersi poi il senso
Il motivo sottostante
Il rifiuto dell'esternazione
La cura all'alienazione.
E rispondere con una lacrima
Che riga la guancia
E segna un solco
nell'anima.